SE FOSSI... (Maria Amantea)

Aggiornamento: 24 gen


Se fossi parola vorrei ritornare libero ad esprimere il mio pensiero, senza il timore di essere giudicato, condannato, limitato, dai poteri forti che non si toccano.

Se fossi aria darei respiro agli oppressi che rifugiati nei pensieri più cupi hanno paura persino di loro stessi.

Se fossi una chitarra suonerei sulle corde delle sbarre di una prigione, la libertà negata a degli innocenti, strappata con l’inganno e buttata nell’oblio della burocrazia, nell’ombra fredda di chi resta indifferente.

Se fossi denaro comprerei la dignità dei ben pensanti per farli sedere allo stesso tavolo con i mendicanti..

Se fossi la paura riderei fino a piangere chi è morto prigioniero di se stesso, chi si è barricato dentro chiudendo porte e finestre al coraggio del cambiamento.

Se fossi storia, abbraccerei chi non ha mai ricevuto la medaglia all’onore e al valore, e la cui memoria non è sopravvissuta alle vite salvate con il sacrificio della propria.

Se fossi politica, senza troppi valzer di parole, restituirei ai giovani la forza di ritornare a costruire il proprio futuro in patria.

Se fossi libertà spezzerei le catene dell’ignoranza che ha ridotto in schiavitù accomodante chi non risponde e non si pone domande, chi si sente un uomo, ma non sa cos’è la dignità, i cui valori sono ridotti al soddisfacimento dei bisogni primari.

Se fossi vita guarderei dritto negli occhi di un bambino, aperti alla luce, capace di osare senza la paura di fallire.

Se fossi maestro, dietro le lenti di un occhiale gli insegnerei a veder chiaro, perché la libertà non la si costruisce nell’ombra e piano piano gli presenterei il coraggio, perché possa sollevare lo sguardo e non insabbiare la sua moralità.

Se fossi la giustizia, mi spoglierei, presentandomi nella mia veste umana con difetti, meriti ed ingordigia a chi ha creduto in me ed è stato messo con le spalle al muro. L’ingiustizia non può nascondersi all’ombra di un risarcimento, quando ha lasciato il segno nella memoria della gente.

Se fossi genitore, direi a mio figlio di camminare nell’onestà, di fidarsi di tutti quel tanto che basta, perché anche l’uomo con il saio deve lottare con i suoi istinti; gli direi di non deludere mai se stesso, di non temere i fallimenti e di sentirsi in colpa solo del bene che avrebbe potuto fare e non ha fatto.

Se fossi il popolo aprirei il recinto: con dei buoni pastori, le pecore non avrebbero più timore dei lupi.

Se fossi un lupo, farei attenzione al branco di qualunque genere, con la fame non riconoscerebbero un fratello.

Progetto "Io Valgo"

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