Quando la vittima è un uomo: violenza psicologica.



Questa è la mail N°58 inviata a info@progettoiovalgo.com

Signor X per pari opportunità la sua email viene pubblicata come da lei richiesto...sono state tolte alcune espressioni poco consone.


Lei ha mai sentito parlare della violenza psicologica sugli uomini? Non perché come numero non facciamo parlare si debba pensare che non esistono uomini violentati con vessazioni e maltrattamenti psicologici, nascosti dietro i silenzi di una donna?

Non sono mai stato picchiato da una donna né tanto meno ho mai alzato la voce su una di loro….le ho amate, lasciandomi portare via perfino le mutande. L’ultima pensavo che fosse quella giusta, l’ ho attesa una vita. E’arrivata nel momento meno opportuno e l’ho sposata….Era la badante di mia madre, caduta in depressione per la morte di mia sorella. Alta, bionda, una donna, mite sempre silenziosa, bella e colta con gli occhi sempre sorridenti…Accolta dalla mia famiglia, ma con qualche diffidenza, mai palesata apertamente da mia cognata. Francamente non le ho dato mai peso, perché tra cognate non corre sempre buon sangue. Io e mio fratello ci ridevamo sopra, tuttalpiù alle festività uno dei due doveva togliere l’incomodo per prima, quando alla propria consorte cominciava a starle stretto l’ambiente. Erano sempre pronte a punzecchiarsi. Né io né mio fratello volevamo guastarcela con le rispettive moglie, nonostante prima di andare a trovare nostra madre facessimo tutte le raccomandazioni del caso. Eravamo arrivati al punto di andare a trovare nostra madre quando non c’era mio fratello …….Mia moglie aveva sempre di chè parlare quando rientravamo a casa, vedeva lo spettro di mia cognata ovunque, sparlava di mio fratello. Non accettava neanche di andare più a trovare mia madre, ormai nostro figlio era cresciuto e non le serviva neanche più come baby sitter…quelle rare volte in cui la ospitavamo usava i tovaglioli di carta con bicchieri e piatti di plastica.La schifava; mia madre accortasi non venne piu’ a casa a trovarci, né mia moglie si degnava di telefonarle, aveva creato un clima di terra bruciata attorno. I miei rapporti con mio fratello, da quando ha visto che trovavo centomila scuse per starmene sulle mie, erano quasi assenti, litigammo di brutto. Mi disse che senza alcun motivo mi ero costruito un castello di bugie per giustificarmi davanti agli occhi del parentado, perché non mi facevo sentire neanche con una telefonata e che non ero un degno figlio, e che aveva perso suo fratello, per colpa di una donna che mi aveva infinocchiato, allontanando me e mio figlio dalla famiglia con una lenta e crudele manipolazione e che quando avrei aperto gli occhi, sarebbe stato tardi. Sono trascorsi 15 anni lontano da mia madre e mio fratello…Andavo a farmi le vacanze dove volevo, in albergo, perché mia moglie in vacanza voleva essere servita, altrimenti che vacanze erano. Peccato che non si ricordava di quanto belle fossero le nostre vacanze trascorse quando eravamo tutti insieme, quando condividevamo tutto. Non siamo andati al funerale di mia madre….cosa ci andavo a fare se per 15 anni non l’avevo mai sentita! L’ultima volta che ho visto mio fratello è stato davanti al notaio. Il patrimonio non è stato diviso equamente, mio fratello ha trattenuto come dono un lascito immobiliare…un vecchio casolare, in cui andavamo a trascorrere le vacanze quando eravamo piccoli. Dopo 10 anni mio fratello è deceduto; mio figlio è partito per l’Australia e mia moglie mi ha lasciato povero e pazzo ed è ritornata nella sua terra. Mi ha detto di aver trasferito i soldi del conto in comune, che gli spettavano per avermi dato un figlio e per aver sopportato me e la mia famiglia. Non mi ha toccato con un dito, ma mi ha portato vicino al suicidio. Ero solo come un cane. Un figlio che mi ha riso in faccia alla notizia: “Papà dovevi aspettartelo, mi dispiace ma il lavoro non mi permette di ritornare in Italia”. In preda alla disperazione, trascinandomi sulle gambe, stordito di sonniferi ed ansiolitici, vado ad aprire alla porta. Un giovane dall’ aspetto famigliare mi consegna due buste da lettera. Mio nipote, di cui io mi ero dimenticato l’esistenza, era venuto a cercarmi per far fede alla promessa fatta a suo padre, mio fratello. Nella prima lettera, mio fratello si scusava di non essere riuscito ad essere un buon mediatore, ma arrabbiato per la mia cecità nel non voler vedere l’evidenza era sbroccato, finendo per offenderci. Non mi aveva più cercato, perché non voleva essere incolpato di rovinare l’equilibrio della mia famiglia e che secondo lui presto o tardi avrei ricevuto una doccia fredda. Concludeva dicendomi che non c’era giorno che non mi avesse pensato, che a volte la sera sul tardi passava sotto casa con la macchina per vedere se fossi rientrato dai miei viaggi( Facevo l’autista di camion e giravo l’Europa), proprio come da piccolo, quando veniva ad accertarsi che non mi addormentassi con le macchinine, perché girandomi nel sonno, la mattina mi svegliavo con graffi sul viso e tutti pensavano che fosse stato il gatto, con il rischio che i nostri genitori se ne sbarazzassero. Concludeva dicendomi, che potevo contare su suo figlio, perché non gli aveva insegnato ad odiarmi, ma che ero lo zio che in nome dell’amore, si era lasciato allontanare dagli affetti più cari. Mi diceva che il lascito del casolare era un dono di nostra madre che mio fratello avrebbe dovuto darmi, solo qualora mi fossi trovato con le pezze al culo.. L’altra lettera era di mia madre, non c’era un rimprovero, un giudizio, ma solo che aveva sempre pregato affinché fossi felice e che se Dio gliene avrebbe dato la possibilità avrebbe continuato a farlo vegliando su di me. Ho ritrovato un figlio in mio nipote, vivo nella vecchia casa di famiglia. Ogni tanto mi alzo per delle forte fitte allo stomaco. E’ la rabbia…Questa donna angelica, mi ha tolto la mia famiglia, mi ha ridicolizzato e sminuito davanti ad un figlio che giustamente per fare la sua vita è lontano….nel silenzio e programmando tutto nel corso degli anni mi ha spento la vita. Cos’è tutto ciò, se non un omicidio silenzioso! Dolce con la finzione di chi diceva di amarmi.Sono pieno di sensi di colpa che si affievoliscono solo quando riaffiorano alla mente attimi di ricordi, scorci di gioventù. Il dono del casolare è un unguento per lenire le ferite del cuore, morto per amore di una bella donna, fredda a cui sorridevano solo gli occhi, sopravvissuto per un forte legame di sangue.

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