Pandemia, solitudine, depressione o ageismo?

Aggiornato il: 6 giorni fa


L’ “ageismo” è una discriminazione "Normalizzata" nei confronti di chi ha raggiunto una certa età cronologica, come se ormai invecchiando si perdesse valore. Al sostantivo anziano, alcuni associano il termine peso, pietismo e pazienza. Lo si guarda con pietismo: "Lascialo perdere, non sa quello che dice: è anziano, porta pazienza...Povero, è figlio unico di genitori anziani." Peccato che in certe culture gli anziani sono le radici che sostengono il tronco e i giovani rametti....e che in certi contesti si ragiona con due pesi e due misure a seconda della convenienza. Si è sempre giovani, efficienti, svegli per le tasse e per alzare il livello dell'età pensionabile...Intanto se non ci fossero i nonni, molte famiglie avrebbero dovuto stringere la cintura per pagare baby sitter, per arrivare a fine mese o evitare un pignoramento.... E' vero con gli anni ci si ammala, ma la malattia non è una vergogna essa è dovuta ad un processo di invecchiamento. E' dell'indifferenza, dell'ingratitudine che ci si deve vergognare...Quanti sono i nonni che aspettano la visita di nipoti che hanno cresciuto e che sentono e li vedono solo in occasioni di ricorrenze o per le paghette? Quante volte questi nonni hanno messo da parte i risparmi di una misera pensione, per sostenere le vacanze delle famiglie di più figli, che a turno e a scrocco si presentavano a mani vuote. Eppure quel povero genitore anziano che dà a tutti i figli in egual misura, fatica ad averli uniti alla stessa tavola, perchè c'è sempre lo zampino del sangue estraneo, che punzecchia e crea screzi e malumore, mettendo in risalto la preferenza per qualche figlio o con la scusa ch'è diventata petulante ed insopportabile o non riesce più a tener pulita la casa, perchè anziana, diventa l'appiglio, per diradare le visite; ormai, non serve più, è diventata un peso con tutte le sue patologie; i nipoti sono cresciuti, hanno le loro compagnie, i figli si ricreano lo spazio di una ritrovata coppia, così si defilano con il tempo dalla responsabilità di accudirli, proprio quando hanno più bisogno d'amore, affidandoli a chi secondo loro avrebbe ricevuto maggior beni...Attenzione: beni non "Bene" . L'anziano si tiene tutto dentro, non si confida neanche con il figlio più presente o convivente, per evitare di incrinare i rapporti tra fratelli e se ha dato di più a qualcuno dei figli, lo ha fatto perchè lo ha ritenuto necessario, perchè versava in difficoltà, non perchè volesse fare delle preferenze...Poi è arrivata lei, la pandemia..Questa volta il distanziamento è giustificato. Versare nella condizione di precarietà per la vita, indipendentemente dall'età ha insegnato ad alcuni figli/e di non rimandare a domani una telefonata per l'anziano genitore, ad altri ha lasciato dei rimorsi, un senso di vuoto incolmabile e la rabbia di agire in giudizio là dove il coronavirus si pensa sia entrato per superficialità. Poi ci sono loro, quei figli, che per mantenere la pace coniugale, negano anche a se stessi la verità e la consanguineità , o quelli trincerati nella loro ottusità, che oltre non hanno saputo andare, buoni con gli estranei per giustificarsi la coscienza di non averli neanche chiamati.. Forse qualcuno rimedierà, in privato, con la preghiera comunicando con l'aldilà. La pandemia ne ha portati via parecchi...ma alcuni dei più vulnerabili, sentendosi soli, privi d'amore stanchi, hanno desiderato altro...La pandemia li uccide, l'assenza di amore li seppellisce vivi. Se non possiamo abbracciarli, accarezziamogli il cuore con le parole, sproniamo i nipoti a chiamarli senza dimenticare quell'anziana coinquilina che non ha nessuno. Invecchiamo tutti..La vita è una ruota che gira! Insegniamo il rispetto e ci sarà restituito...La nostra assenza, giustifica l'indifferenza dei giovani che crescono educati ricalcando le nostre orme. La pandemia ci ha chiuso in casa e costretti a rivedere il concetto di "Priorità".



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