Lievito madre: pasta acida-progetto "IO VALGO"

Aggiornato il: mag 25

Prima del Covid-19 era la figlia di una madre acida.Chissà perché una figlia, la propria madre, la rivaluta quando ha paura di perderla…..carne della stessa carne, dovrebbero essere crescendo più amiche che sorelle… eppure dalla culla si cresce nelle braccia di una madre che per timore di non deludere, ci si allontana, per riscoprire che i loro sguardi di traverso, sfuggenti parlavano la stessa lingua. Sguardi che non aiutati dalle parole sono stati mal interpretati e che il silenzio nel trascorrere degli anni ha sempre di più allontanato.

La signora ( email n° 14) non sopportò quell’ unica frase” TE LO AVEVO DETTO”.

"Glielo aveva detto, che era un buona a nulla, che la bellezza e i venti della passione si sarebbero placati e presto avrebbe aperto gli occhi.

In realtà gli occhi, ogni tanto li nascondeva dietro a degli occhiali, quando doveva accompagnare la figlia a scuola.

Le telefonate si riducevano a poche parole, stai bene? Hai mangiato? Se ce la faccio passo a trovarti..

I loro incontri erano fugaci, come se non dovesse crearsi l’opportunità di un dialogo, sentiva le spine sotto i piedi, le mancava il fiato, si allargava il girocollo del maglioncino o si toglieva il foulard. In quella casa c’era cresciuta, era stata bene…eppure entrarci la soffocava.

Il tempo scorre, va a trovare sua madre, perché da giorni non stava bene, proprio lei ..la roccia.

Gli occhi di sua madre si aprono, mentre lei sussurrandole” Mamma”, le teneva una mano. Quegli occhi erano due diamanti, che trattenevano le lacrime. Non temeva il Covid-19 aveva già fatto la sua vita. Qualche minuto prima dell’arrivo dell’autoambulanza le sussurra: “Sono invecchiata accanto ad un uomo che non amavo più…ho sopportato la sua rabbia per non perderti, temevo che lasciandolo mi avresti giudicata, amavi così tanto tuo padre! Com’è strana la vita! Ti sei comunque allontanata e non mi hai risparmiato i tuoi giudizi”. Suonano alla porta, concitata cerco la busta con i pigiama, aveva sempre conservato una busta con tutto ciò che era le era necessario per entrare in ospedale, quando fosse stato necessario. Diceva sempre :” Non si sa mai!” Era sempre pronta per l’occorrenza, ora, proprio adesso che non voleva perderla un attimo con lo sguardo, non la trovava. Non ha potuto seguire sua madre sull’ autoambulanza. Prima che chiudessero gli sportelloni con un filo di voce le dice: Non è tardi per te!

Gianna scrive a info@progettoiovalgo.com si è imbattuta in questo sito www.progettoiovalgo.com per gioco del destino. Sua madre non ha fatto più ritorno. L’ha aspettata. Avrebbe voluto raccontarle che aveva perfettamente ragione, che il suo Giorgio era un vigliacco, un cafone travestito da uomo…che non condivideva più neanche i soldi nella cassa comune….che la guardava con disprezzo, perché portava gli stessi abiti da anni comprati alle bancherelle del mercato, mentre lui si agghindava, faceva attenzione a dove riponeva i suoi oggetti espressione del suo status simbolo, guai se i figli sfioravano il suo cassetto. Le rare volte che si usciva insieme la mortificava:" Hai visto la tua amica com’è elegante; ma come cammini, non mangiare molto a casa degli altri, aspetta d’ingozzarti a casa". E pensare che quando si erano messi insieme la chiamava principessa, la venerava con lo sguardo, pendeva dalle sue labbra, era sempre prodigo ad aiutarla non le faceva finire neanche la parola. Lontano da casa, l’aveva reclusa in prigione a stirare a pulire maniacalmente casa. Aveva il timore della polvere, non perché fosse allergico, ma perché temeva lo sporco. Non sopportava che i figli da piccoli con le manine piene di pappa, potessero “Imbrattarlo”. Aveva iniziato a sminuire con quel tono sarcastico i suoi genitori e per non mortificali aveva preferito allontanarli, soprattutto quando ad una sua ennesima battutina di disprezzo, sua madre chiamandola in disparte le disse: “TE LO AVEVO DETTO; QUESTO TI FARA’ MANGIARE I GOMITI”.La solita madre acida ho pensato, pronta ad augurarle il peggio. Non ce la faceva a stare in silenzio doveva sempre parlare. Da quella bocca se la si offendeva uscivano proiettili. Chi la conosceva se ne guardava bene dall'offenderla. Sua madre era una donna tutta d’un pezzo e ricorda ancora che non ci pensò due volte a cantargliene quattro a suo marito: “Sei ospite alla mia tavola, non hai ancora finito di alzarti e di digerire quel boccone che sputi dalla bocca veleno”. Gianna ha trovato il coraggio di lasciare suo marito, non voleva guardalo con gli stessi occhi spenti della madre quando guardava suo padre. Definiva sua madre, pasta acida…non aveva capito che quel lievito madre acido, era amore. Quel lievito acido aveva fermentato una vita accanto ad un uomo che non amava, per non togliere alla figlia il padre che tanto amava. Ora che non avrebbe più potuto rivederla aveva scoperto quanto sconfinato fosse stato l'amore di sua madre. Le sue ultime parole: "Sei ancora in tempo" avevano finalmente colpito giusto..dritto come un proiettile al centro della dignità femminile!



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